<p style="text-align: justify;"><strong>Nonostante alcuni passi in avanti fatti soprattutto sul fronte della formazione, in ambito giudiziario continua a esistere una separazione fra mondo cattolico e mondo ‘esterno’. Un doppio binario che mette a rischio il principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.</strong></p> <p class="has-drop-cap" style="text-align: justify;">La settimana scorsa è iniziato a <strong>Melbourne</strong>, in <strong>Australia</strong>, il <strong>processo di Appello</strong> che vede come imputato il <strong>cardinale George Pell</strong>, c<a href="https://www.lettera43.it/george-pell-papa-francesco-citta-del-vaticano-cardinale-australia/amp/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" aria-label="ondannato in Primo grado a 6 anni di reclusione (apre in una nuova scheda)">ondannato in Primo grado a 6 anni di reclusione</a> per aver commesso<strong> violenze sessuali</strong> su due minori di 12 e 13 anni nel 1996 e nel 1997.</p> <p style="text-align: justify;">Due gli episodi al centro del procedimento, avvenuti a distanza di poco tempo l’uno dall’altro. Il <strong>processo </strong>ha fatto molto discutere e ha diviso l’<strong>opinione pubblica</strong> fra<strong> innocentisti</strong> e<strong> colpevolisti</strong>, poiché la sentenza di condanna è stata emessa principalmente in forza della testimonianza di una delle due vittime, l’altra è morta nel 2014 per overdose.</p> <h2 style="text-align: justify;">PELL, UN UOMO POTENTE AMICO DI POLITICI E UOMINI DI FINANZA</h2> <p style="text-align: justify;">D’altro canto sono state pure ascoltate alcune decine di testimonianze che in parte hanno avvalorato l’<strong>accusa</strong>, mentre altre mettevano fortemente in discussione le <strong>colpevolezza</strong> del cardinale. Di certo Pell, che ha 78 anni, ha sempre difeso con forza la sua innocenza e si è battuto con determinazione per una <strong>sentenza di assoluzione</strong>. Tuttavia non può essere tralasciato un aspetto in questa vicenda: il cardinale è stato uno degli uomini più potenti d’<strong>Australia</strong>, amico di governanti, <strong>banchieri</strong>, <strong>capitani d’industria</strong>, proprietari di grandi media. Di fronte a lui c’è un’ex vittima (l’identità della qual è protetta dalla legge australiana per tutelarne la<strong> privacy</strong>) i cui ricordi mostrano inevitabilmente qualche crepa a distanza di vent’anni dai fatti.</p> <blockquote class="wp-block-quote">Difficile credere fino in fondo a una sorta di ‘complotto’ contro la chiesa australiana ordito da forze anticlericali <div> <div id="native-infeed"></div> </div></blockquote> <p style="text-align: justify;">Se questi erano e sono i rapporti di forza nel procedimento, resta difficile credere fino in fondo a una sorta di ‘<strong>complotto</strong>’ contro la chiesa australiana ordito da <strong>forze anticlericali </strong>come pure è stato paventato da settori <strong>cattolici</strong> ed <strong>ecclesiali in Australia, a Roma e in America. </strong>C’è di vero che la gravità dello scandalo abusi sessuali commessi da <strong>sacerdoti </strong>emerso negli ultimi anni in Australia ha scosso profondamente l’opinione pubblica e non ha certo favorito la posizione di Pell già coinvolto, per altro, in vicende di <strong>insabbiamenti </strong>e coperture di abusi sessuali, un aspetto questo che non l’ha certamente aiutato.</p> <h2 style="text-align: justify;">PELL ALL’ATTACCO DELL’ACCUSA: NEL MIRINO «13 INCONGRUENZE»</h2> <p style="text-align: justify;">Se tale è il quadro generale, il procedimento segue giustamente le sue regole e la colpevolezza deve essere provata nelle sedi processuali. La difesa di Pell ha messo in luce ben <strong>13 incongruenze</strong> rilevanti nella ricostruzione dell’accusa, chiedendo che venga sollevato un «ragionevole dubbio» in merito alla condanna a sei anni. Nelle prossime settimane è atteso un nuovo giudizio che deciderà della sorte del cardinale chiamato nel 2014 da <strong>papa Francesco </strong>a ricoprire il ruolo di ‘<strong>ministro delle Finanze vaticane</strong>’. Dopo la sentenza di primo grado il porporato australiano è decaduto dall’incarico, ma in Vaticano sono comunque in attesa di un appello dal quale in molti si aspettano un rovesciamento del verdetto; fra i sostenitori del cardinale si respira in merito un certo ottimismo.</p> <h2 style="text-align: justify;">LA RISPOSTA DELLA CHIESA: IL SUMMIT SULLA PEDOFILIA E IL <em>MOTU PROPRIO</em> DEL PAPA</h2> <p style="text-align: justify;">Di sicuro il processo al cardinale rappresenta uno dei punti più drammatici dello <strong>scandalo</strong> che ha investito la <strong>Chiesa</strong> a livello globale; il dilagare della crisi legata agli abusi sessuali ha anzi indotto Francesco a convocare un vertice straordinario su una materia tanto incandescente con tutti i presidenti delle <strong>conferenze episcopali </strong>del mondo nel febbraio scorso. Ne è uscito, fra le altre cose, un ulteriore aggiornamento legislativo, sotto forma di<em> <strong>motu proprio</strong></em> del pontefice (<em>Vos estis lux mundi</em> il titolo, ossia «Voi siete la luce del mondo») pubblicato il 7 maggio, con il quale la Santa Sede ha voluto rafforzare l’impegno della Chiesa nel contrasto alla piaga della <strong>pedofilia</strong>. Vi si stabiliscono procedure dettagliate anche nei confronti di chi mette in pratica attività tese a eludere indagini civili o canoniche, vescovi compresi; è l’ambito appunto degli insabbiamenti, il più complesso.</p> <h2 style="text-align: justify;">IL DUALISMO FRA LEGGE CIVILE E LEGGE CANONICA</h2> <p style="text-align: justify;">Resta il dubbio circa la possibilità che dei <strong>vescovi </strong>indaghino sul serio su altri vescovi; ancora viene affermato il principio dell<strong>’obbligo di denuncia interno alla Chiesa</strong> qualora vengano alla luce notizie di abusi e violenze. Di sicuro si tratta di un altro passo avanti normativo che testimonia una volontà chiara, anche perché non si esclude affatto la possibilità di portare – contemporaneamente – la denuncia davanti alle autorità civili. E proprio questo rimane però la <em>nota dolens </em>di tutta la questione, almeno da un punto di vista <strong>giudiziario</strong>.</p> <blockquote class="wp-block-quote">È forse arrivato il momento che lo straordinario deposito legislativo e storico del diritto canonico venga un po’ alla volta messo da parte</blockquote> <p style="text-align: justify;">Non si comprende infatti perché non prevalga in modo netto la<strong> legge civile </strong>su quella<strong> canonica</strong> di fronte a<strong> reati </strong>tanto gravi che hanno ripercussioni così profonde sulla vita delle<strong> vittime </strong>e su quelle dei loro familiari. È forse arrivato il momento che lo straordinario deposito legislativo e storico del <strong>diritto canonico</strong> venga un po’ alla volta messo da parte lasciando che siano le corti di giustizia civili a fare i processi, nel bene e nel male; le procedure interne infatti, per quanto ispirate da sensibilità sempre più avanzate e consapevoli, sembrano mantenere una sorta di reticenza, di separazione, fra Chiesa cattolica e mondo ‘esterno’, una sorta di doppio binario giudiziario di cui altre istituzioni e soprattutto i cittadini comuni, non godono.</p> <h2 style="text-align: justify;">IL RISCHIO DI USARE DUE PESI E DUE MISURE PER LAICI E PRELATI</h2> <p style="text-align: justify;">Se pure la tendenza da <strong>Benedetto XVI </strong>in poi è positiva, nel senso che la Chiesa si è mossa per far fronte allo scandalo mettendo a punto norme interne sempre più concrete e articolate, resta la sensazione che, per esempio, fra un<strong> insegnante abusatore</strong> di minori in una scuola materna o elementare e un<strong> prete</strong> che commette lo stesso reato, il primo, una volta scoperto, venga indagato direttamente dai carabinieri e arrestato, nel secondo caso magari la conclusione sarà la stessa ma quasi certamente prima verrà l’indagine interna condotta da parte di altri chierici.</p> <p style="text-align: justify;">Il rischio, insomma, non sembra tanto essere quello della <strong>caccia alle streghe </strong>paventato da alcuni prelati circa il diffondersi delle <strong>denunce </strong>a macchia d’olio, quanto il fatto che rispetto al<strong> principio di uguaglianza </strong>di tutti i cittadini davanti alla legge, alcuni, per dirla con <strong>George Orwell</strong>, restano, o almeno rischiano di restare, «più uguali degli altri». Forse sarebbe utile, a questo punto, una norma più semplice da anteporre a tutte le altre in ragione della quale ogni abuso di minore va in primo luogo denunciato alle autorità civili, poi viene tutto il resto. D’altro canto è anche vero che in questi anni moltissimi casi sono stati affrontati dalla giustizia vaticana, centinaia di preti cacciati dalla Chiesa, e tuttavia nella grande maggioranza delle vicende l’intervento delle autorità ecclesiali è venuto dopo l’avvio di indagini da parte della magistratura civile o i rapporti di commissioni governative.</p> <h2 style="text-align: justify;">LA CHIESA SI MUOVE SUL PIANO DELLA FORMAZIONE</h2> <p style="text-align: justify;">Al contrario, il grande lavoro che la Chiesa sta portando avanti in quest’ambito è invece soprattutto di tipo<strong> formativo</strong> e <strong>educativo</strong>, a cominciare dai <strong>seminari </strong>ma non solo. Inaspettatamente, lo scandalo delle violenze sessuali sta riaprendo un dibattito reale nelle comunità ecclesiali e cattoliche su<strong> sessualità, affettività, sentimenti, differenze di genere, ruolo delle donne e dei laici</strong>. Ben oltre la prospettiva puramente processuale, a entrare in discussione, in modo critico e positivo, è una parte considerevole della tradizione della Chiesa.</p>