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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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La diocesi ha aperto un’indagine interna dopo le segnalazioni di molestie nei confronti di una minorenne

Redazione WebNews by Redazione WebNews
25 Luglio 2013
in Toscana
Reading Time: 4 mins read
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Sequestrato il pc del prete indagato

di Francesca Gori

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GROSSETO. Papa Francesco ha dato un impulso, la diocesi di Grosseto, di fronte alla richiesta di verità non si è tirata indietro. E ieri, in una nota, ha raccontato della perquisizione fatta dalla polizia giudiziaria a casa di un parroco. Anzi, ha fatto molto di più: ha seguito i dettami del capo della Chiesa e ha aperto una propria inchiesta per stabilire cosa sia successo in parrocchia. Per capire selle accuse di una ragazzina, che avrebbe raccontato un episodio di molestie sessuali subite da parte di un parroco, siano o meno infondate.

Lei, all’epoca dei fatti (più di tre anni fa) non aveva ancora compiuto quattordici anni. Lui, da mesi, non è più al suo posto. Un uomo che ha dedicato tutta la vita ai suoi parrocchiani, che ha ascoltato chi aveva bisogno di lui, che ha cresciuto generazioni di grossetani. Che ha accompagnato tante persone nel loro cammino di fede ma soprattutto li ha guidati in quei bui periodi di difficoltà. Un parroco come se ne contano sulle dita di una mano che si è allontanato per dare la possibilità alla magistratura di svolgere il proprio dovere e accertare la verità: stabilire se davvero, abbia commesso o meno abusi sessuali su una minorenne.

Fatti per i quali il parroco è stato indagato, che vengono condannati senza tentennamenti da parte della diocesi. È una storia della quale nessuno vuole parlare nonostante che il nome del prete sia stato iscritto nel registro degli indagati da mesi. La ragazzina, a distanza di anni, avrebbe raccontato che lui qualcosa le avrebbe fatto. La versione fornita in almeno tre occasioni e a tre persone diverse, non sarebbe sempre la stessa. Tant’è che a sporgere denuncia non sarebbero stati i genitori della giovane. Una confidenza, probabilmente, che è passata di bocca in bocca e che è finita dritta in Procura dove è stato aperto un fascicolo iniziato con un decreto di perquisizione che ha interessato l’abitazione del parroco. Eche contestualmente conteneva l’informazione di garanzia nei confronti del prete.

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La polizia giudiziaria è entrata in quella casa per vedere se c’erano tracce di quell’episodio. Ma nell’abitazione del parroco, non sarebbe stato trovato niente di utile. Il pc del prete è stato sequestrato e la procura sta analizzando i file che erano contenuti al suo interno. Quel pc, il parroco lo utilizzava spesso. Aveva un profilo Facebook con tantissimi contatti. Lì, su quel diario virtuale, scherzava, raccontava la sua vita di prete di provincia, scriveva pensieri e opinioni. Il profilo, lui, lo ha chiuso qualche mese fa, dopo che per qualche giorno aveva lasciato capire di avere problemi di salute.

E questa è stata la versione più o meno ufficiale del suo allontanamento. La sua presenza è diventata assenza. E un’intera città si è fatta domande per giorni e giorni. Il motivo era quel nome venuto fuori in un’inchiesta per pedofilia. Un reato aberrante, che la diocesi di Grosseto, ieri, ha condannato con forza. Ma chi lo conosce e chi sta seguendo questo caso da vicino racconta un’altra versione. Una quarta, rispetto alle tre che avrebbe raccontato la ragazzina. Una versione che in quel rapporto tra parroco e giovane frequentatrice della parrocchia non nasconde niente di morboso.

L’inchiesta aperta dalla procura di Grosseto è praticamente all’inizio. La giovane sarà sentita probabilmente nei prossimi mesi, forse addirittura in autunno.

Quello che per ora quindi risulta essere vero è che il nome del parroco è finito sul registro degli indagati, che il suo pc è stato sequestrato e che lui non è più al suo posto.

Mentre va avanti l’inchiesta della procura, anche la diocesi ha avviato il suo iter. La chiesa infatti ha un suo ordinamento giuridico e può anche emettere sanzioni.

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«Conforme a quanto previsto dal Concordato, era stata data notizia al vescovo di Grosseto Rodolfo Cetoloni dell’ emissione da parte della locale Procura della Repubblica di un decreto di perquisizione che riguardava un sacerdote diocesano – scrive la Diocesi in una nota – Considerata la gravità dei fatti ipotizzati (molestie sessuali a minorenne), subito si è voluto agire conformemente a quanto previsto sia in sede di diritto civile che di diritto canonico». Il vescovo ha di fatto nominato un giudice competente per l’indagine canonica prevista. Un’indagine che quindi verrà svolta internamente alla diocesi e che potrebbe anche differire, nelle sue conclusioni, da quella della magistratura grossetana.

«Il vescovo amministratore apostolico – si legga ancora nella nota – esprime la più ferma condanna etica e morale di ogni comportamento di abuso, specialmente nei confronti di minori o persone deboli; conferma piena e incondizionata fiducia nell’operato della magistratura di Grosseto, inquirente e giudicante, nel convincimento che sia possibile pervenire quanto prima al pieno accertamento dei fatti e al chiarimento dell’intera vicenda; auspicando la conferma della presunzione di innocenza del sacerdote indagato».

In tanti hanno fatto quadrato intorno al parroco, in città. Ma nessuno si è dimenticato della vittima di questa vicenda.

A partire, ovviamente, dalla diocesi. «Il vescovo – continua la nota – dà piena disponibilità, paterna vicinanza e fraterna solidarietà nei confronti di tutte le persone che dovessero risultare vittime dei reati che si ipotizzano o che, comunque, ne dovessero restare coinvolte. Il vescovo ha accolto la richiesta del sacerdote di allontanarsi dall’ufficio svolto per favorire piena collaborazione con le autorità competenti per l’accertamento della verità dei fatti».
25 luglio 2013

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