Tag: processo

  • Portogallo, prete condannato a 10 anni per sevizie su minori

    Portogallo, prete condannato a 10 anni per sevizie su minori

    Accusato di aver abusato di almeno cinque seminaristi

    Lisbona, 2 dic. Un prete cattolico portoghese, ex vice rettore del seminario di Fundao, nel centro del Paese, è stato condannato oggi a dieci anni di reclusione senza la condizionale per sevizie sessuali su sei minori di età fra i 13 e i 15 anni. Lo hanno riportato i media locali.

    Il prete, Luis Miguel Mendes, 37 anni, è stato riconosciuto colpevole dei 19 capi di imputazione dei quali era stato chiamato a rispondere davanti al tribunale di Fundao. Il verdetto è stato annunciato al termine di un processo tenutosi a porte chiuse per proteggere le vittime, cinque delle quali, all’epoca dei fatti, erano seminaristi. Arrestato nel dicembre 2012, padre Mendes era stato da allora assegnato ai domiciliari e costretto ad indossare un braccialetto elettronico.

    Questo caso di pedofilia nella Chiesa cattolica è scoppiato a seguito della testimonianza di un quindicenne che aveva assistito alle sevizie di cui erano stati vittime i suoi compagni. L’ultimo caso di un prete cattolico perseguito e processato per pedofilia risale al 1993 quando padre Frederico Cunha fu condannato a 13 anni per l’omicidio di un quindicenne che aveva seviziato.

    Il caso di Luis Miguel Mendes ha rinnovato i sospetti che la Chiesa portoghese possa aver fatto passare sotto silenzio altri simili crimini. (con fonte Afp)

  • Parla l’avvocato di una vittima del parroco romano condannato per abusi. Un libro racconta l’intera vicenda

    Parla l’avvocato di una vittima del parroco romano condannato per abusi. Un libro racconta l’intera vicenda

    GIACOMO GALEAZZI – CITTA’DEL VATICANO

    Appello al Papa delle vittime del prete pedofilo don Ruggero Conti, il parroco della periferia romana condannato in primo grado a 15 anni e 4 mesi per aver abusato di almeno sette minorenni. “E’ forse poco professionale nonché imbarazzante rivolgermi a Lei ma non so più cosa dovrei fare per un ragazzo che difendo e che giustamente sta cercando giustizia nei confronti di un prete Don Ruggero Conti che tanto male gli ha fatto nel corso degli anni da quando era ancora minore degli anni 14”, scrive a Benedetto VI, l’avvocato Fabrizio Gallo. “Finalmente dopo molti anni nel 2011 il prete è stato condannato perché riconosciuto colpevole dei numerosi abusi sessuali commessi e conseguentemente condannato a 15 anni di reclusione oltre al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva nei confronti del mio assistito”, prosegue il legale. “Ebbene nonostante abbiamo ripetutamente scritto sia al prete sia alla Curia Vescovile per avere ragione di una sentenza che andrebbe rispettata oltre ad aver adito il Tribunale Civile di Roma, nessuno si è mai fatto sentire, mai nessuno nel corso del processo ha osato tendere una mano di aiuto a questo ragazzo, mai nessuno ha osato dare allo stesso una parola di conforto, ma tutti hanno ignorato ciò che è accaduto provvedendo ad isolarlo e deriderlo per ciò che aveva fatto”, puntualizza l’avvocato.

    “Ultimamente ho citato in giudizio sia il Prete sia La Curia Vescovile di appartenenza ( a perfetta conoscenza di ciò che succedeva), ma nonostante ciò, silenzio assoluto- evidenzia Gallo -.Il ragazzo D.D.N. stanco di tale situazione ha deciso di uscire allo scoperto e raccontare quello che è successo per avere ragione di una indifferenza che sta superando ogni limite. Chiedo che lo stesso venga da Sua Santità ricevuto perché penso che soltanto Lei possa giustificare in qualche modo questo assordante silenzio inaccettabile che incombe su tale gravissima situazione. Attendiamo con fiducia”.

    Per le vittime del sacerdote oltre alla lacerazione psicologica e alle ricadute sulla sessualità, al sentirsi sporchi e colpevoli, al pensare che gli altri stiano sempre «per fregarti», c’è anche la perdita di fede, se non in Dio, almeno nella Chiesa. «Ho sognato la mia vita senza questo schifo, perché ormai è l’unico mio desiderio, il desiderio mio più grande: riuscire ad andare avanti come se tutto non fosse mai successo». È la testimonianza di uno dei ragazzi che accusa di violenza don Ruggero Conti, il parroco di Selva Candida, alla periferia della capitale, condannato dal tribunale penale di Roma.

    «Che fa suo figlio, signora?, può venire a pranzo da me oggi?», chiedeva il sacerdote alla mamma ignara dell’inferno nel quale l’adolescente stava sprofondando. «Era molto cattolica. Non volevo deluderla», spiega il giovane alla cronista Angela Camuso, che per l’editore Castelvecchi ne ha raccolto i tormenti nel libro «La preda, le confessioni di una vittima», presentato oggi alla Sala stampa estera di Roma dal cappellano del carcere minorile “Beccaria” don Gino Rigoldi e dal giornalista Gianluigi Nuzzi. «Questo non è un libro contro la Chiesa Cattolica. È piuttosto un libro dedicato soprattutto ai cattolici di tutta Italia e di tutto il mondo, alle famiglie, ai ragazzi, ai preti e  alle suore, ai vescovi e ai cardinali. Se mi è permesso, al Sommo Pontefice», confida nella premessa Angela Camusso, che con il suo scritto vuole «rendere giustizia a quei preti, la stragrande maggioranza, che i bambini li amano come figli e basta».

    Il libro  ricorda la circostanza sconcertante che «le indagini su don Ruggero Conti sono iniziate grazie alla denuncia di un sacerdote (il vicario parrocchiale), il quale, incredibilmente, per aver osato tanto, verrà, piuttosto che premiato, punito dai suoi superiori con un decreto di allontanamento dalla parrocchia teatro dello scandalo».

    A convincere «in alto» della propria innocenza era stato lo stesso don Conti, «capace di mentire per anni spudoratamente, anche di fronte all’evidenza e di accusare le sue vittime attraverso riuscite manipolazioni della realtà». Una capacità mistificatoria che ha favorito la creazione di un vero e proprio movimento di opinione a favore di don Conti. Secondo la Camuso, del resto, proprio grazie a questa sua particolare abilità nel convincere gli altri, per ottenere la propria soddisfazione sessuale, «don Ruggero non ha mai usato la forza fisica», e nonostante tutto, «pur sapendo che tornando sarebbero state violentate di nuovo, quasi tutte le sue prede sono tornate da lui».

    Le storie dei preti pedofili (e le tragedie delle loro vittime) hanno quasi sempre un punto in comune: «L’omertà a copertura del comportamento del corruttore», scrive Dario Fo nella prefazione del volume. «Da noi – scrive il Premio Nobel per letteratura – il clero, ce lo testimonia questo libro, ha ancora l’ardire e i mezzi per abbattere e rendere vana la gran parte delle denunce e inchieste su atti di pedofilia». Secondo Dario Fo, che paragona i crimini consumati nella parrocchia di Selva Candida, nella periferia romana, a quanto accaduto in una favela brasiliana, dove l’estrema povertà delle vittime favoriva l’abuso, «l’unico problema che realmente interessa a una certa Chiesa è salvare la rispettabilità delle curie, come a dire salvare la “faccia” e non il povero disgraziato dall’angoscia che lo accompagnerà per tutta la vita.

    Alternando resoconti da atti giudiziari alla narrazione in prima delle vittime, Camuso racconta una vicenda grave, sia perché ha diviso una comunità tra innocentisti e colpevolisti, coinvolgendo un sacerdote carismatico ritenuto capace di portare tanti giovani a Dio e considerato anche «con appoggi potenti in curia», sia in quanto consulente del sindaco di Roma Gianni Alemanno per problematiche e disagi, amico di don Giovanni D’Ercole ai tempi in cui questi prestava servizio in segreteria di Stato. E sia perché, dando voce alle vittime e a quanti credettero a queste, in particolare i catechisti di Selva Candida, formatisi alla scuola salesiana, racconta i meccanismi di rimozione, insabbiamenti per timore di ledere il buon nome della istituzione che frenarono anche chi avrebbe dovuto vigilare e proteggere i piccoli. In primis il vescovo di don Ruggero, monsignor Gino Reali, e il suo predecessore a Santa Rufina, monsignor Diego Bona, informato in confessione dalla zia di una delle vittime. O l’anziano prelato che tanti anni fa, quando Ruggero non era ancora prete ma abusò di un ragazzo a Legnano, ignoro’ la denuncia, o una serie di preti collaboratori dei vescovi sempre pronti a non credere alle vittime, magari cestinando le loro denunce dopo aver detto che le avrebbero consegnate al vescovo. L’abuso, soprattutto se da parte di un sacerdote, che consideri un padre, è una violenza indelebile, in particolare in ragazzi già fragili o soli, e scelti per questo come prede ideali. La vita ne rimane sconvolta, spesso irrimediabilmente compromessa, come raccontano le vittime a Angela Camuso e come emerge dalle indagini, basate su intercettazioni telefoniche, analisi dei computer, raccolta di testimonianze.

    La difesa dei piccoli e la giustizia alle vittime – hanno chiesto Benedetto XVI e prima di lui Giovanni Paolo II – devono essere al primo posto, e non è degno di essere prete chi fa male ai bambini. Stanare i colpevoli, impedirgli di nuocere, compiere la giustizia e difendere i piccoli sono le priorità. Questo libro dunque, crudo e atroce, potrebbe far bene alla Chiesa italiana.

    http://vaticaninsider.lastampa.it/inchieste-ed-interviste/dettaglio-articolo/articolo/pedofilia-pedophilia-pedofilia-20299//pag/1/

  • Bolzano. Abusi su 7 chierichetti. Condannato prete tedesco

    Bolzano. Abusi su 7 chierichetti. Condannato prete tedesco

    Prete pedofilo tedesco condannato per pedofilia in Alto Adige

    PRETE PEDOFILO CONDANNATO ALTO ADIGE – Condannato dalla Corte d’Assise di Aichach, un sacerdote tedesco è stato condannato dalla Corte d’Assise di Aichach, in Baviera, per abusi su sette chierichetti, avvenuti una decina di anni fa durante una colonia estiva in Alto Adige. Il parroco, che è stato rimosso dal suo incarico, è stato condannato a due anni di carcere con la condizionale e 5.000 euro di risarcimento per ciascuna delle sue vittime.

    Scrive il quotidiano Augsburger Allgemeine, i fatti sono avvenuti in un albergo in Alto Adige. Il prete si è sdraiato nudo nel letto con i ragazzini, toccandoli nelle parti intime. Successivi abusi sono avvenuti sotto la doccia in una piscina. Le vittime avevano tra 8 e 12 anni d’età. Già nel 1999 un direttore di scuola aveva sollevato il terribile sospetto contro il parroco, che su ordine della diocesi era stato allontanato dai bambini. L’inchiesta penale è invece partita solo questa primavera sull’onda delle segnalazioni di abusi nell’ambito ecclesiale.

    http://www.direttanews.it/2010/12/01/prete…-in-alto-adige/

    http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/tre…1675247352.html

    Pedofilia: abusi in Alto Adige, condannato prete tedesco
    Fatti avvenuti una decina di anni fa durante colonia estiva
    01 dicembre, 12:03

    (ANSA) – BOLZANO, 1 DIC – Un sacerdote tedesco e’ stato condannato dalla Corte d’Assise di Aichach, in Baviera, per abusi su sette chierichetti. I fatti sono avvenuti una decina di anni fa durante una colonia estiva in Alto Adige. Il parroco, che nel frattempo e’ stato rimosso dal suo incarico, e’ stato condannato a due anni di carcere con la condizionale e 5.000 euro di risarcimento per ciascuna delle sue vittime. Altri fatti, giudicati piu’ gravi dall’accusa, sono andati in prescrizione. (ANSA).

    Traduzione da Tedesco verso Italiano
    Aichach
    Ex-prete condannato per abuso di ragazzi
    2010/11/29 14:10 orologio

    Aichach. Ha abusato sessualmente i chierichetti affidato viaggio in Sud Tirolo e nella piscina coperta. Il giudice giuria della gioventù di Aichach condannato l’ex-pastore della congregazione Schiltberg ora a una pena detentiva di due anni di libertà vigilata, ma solo la “punta dell’iceberg” – per cinque atti incriminati di sette figli (da otto a dodici anni) tra il 1994 e il suo ” improvvisa e volontario “ricordo, la Diocesi di Augsburg, nel 1999. Un “grande numero di reati più gravi” (procuratore Franz Wörz) della ex-ministro negli anni precedenti che sono stati giudicati in tribunale come gravi abusi sessuali restano impuniti, tuttavia – sono bloccate.

    Più di 20 anni, il sacerdote accusato nella cittadina della contea orientale. Chissà per quanto tempo sarebbe l’abuso di ragazzini ci andate così, se non “un coraggioso rettore nel 1999 le note di alcuni dei suoi studenti ha dato la fede e ha informato l’Ufficio della Pubblica Istruzione, avrebbe chiesto Giudice Dieter Gockel. La diocesi d’accordo, ma ha tratto le conclusioni, ma solo a un trasferimento interno – un compito senza alcun contatto con i bambini.

    L’ex ufficiale personale Josef Heigl aveva in quel tempo rispetto al nostro giornale e altri media, le accuse di abuso, sulle voci che circolano in paese, torna con forza. Nel corso dell’udienza di ieri è stato il parlare di “cover up” dagli ex dirigenti. L’inchiesta penale è arrivato solo nella primavera del 2010 al rotolo, come sempre più casi di abuso erano conosciuti dalla Chiesa cattolica. Su specifica richiesta di notizie Aichacher a marzo, la diocesi ha risposto tre giorni dopo fece un ultimatum pubblico: o il sacerdote appare a se stesso o la diocesi andare al procuratore. Una lettera da parte del clero, a “indagare” gli eventi avviati, quindi il procedimento penale. Il detective ha intervistato circa 30 testimoni le accuse.

    Il sacerdote di 65 anni, che è sospeso dalle sue funzioni da marzo, secondo il parere deve tutte le vittime (una decina), a versare € 5.000 ciascuno per danni. Inoltre vietato vittime da incidenti che non sono stati incriminati ieri, il giudice Gockel ha detto nel suo verdetto: “Il Paese è ancora la fede. Nel paese è anche la fiducia. Che è gravemente abusato. Si può sentire solo nelle dichiarazioni nei file, quanto dolore per la parte interessata, fino ad oggi su di esso “. Weil aveva dato il clero accusato in anticipo tutte le accuse e che i giovani di ieri risparmiato una dichiarazione in tribunale, ma ho la frase che serve carcere con sospensione della può essere così Gockel: “In uno studio, non potrebbero essere risolte con sospensione condizionale.” Il giudice giuria dei giovani ha sospeso il frase ben al di sopra della richiesta del pubblico ministero, che aveva chiesto la pena di un anno. In una prigione durata di due anni, il sacerdote avrebbe dovuto scontare la pena, non può essere sospeso. Come precedentemente segnalato, Gockel ha respinto nel mese di settembre, l’applicazione di penalità e l’ex ministro per il dibattito pubblico nella corte citata perché era “la frase come troppo bassa” considerazione.

    I reati, che sono stati pubblicati ieri l’atto d’accusa stavano giocando fuori per tutte le escursioni e campeggi. Di conseguenza, l’ex pastore messo in una guest house in Alto Adige ai ragazzi altrettanto nuda nuda in un letto matrimoniale e manipolato ai loro genitali per “suscitare sessualmente”. Quando viaggio di balneazione ha fatto per le docce comuni, cercando di lavare i bambini, e andò allo stesso modo verso l’altare – in alcuni casi, i ragazzi erano più le vittime. Alcuni bambini sono stati ripetutamente abusato.

    Per pubblico ministero, l’imputato Wörz “un danno enorme fatto”. Aveva fiducia solido dei bambini e dei genitori maltrattati. D’altro canto, il sacerdote aveva ammesso tutto, ha detto il procuratore. Ha difeso la pena, quindi una condanna senza processo “. E ‘stato progettato per proteggere le vittime e non la tutela del colpevole” Una frase è di un anno con la condizionale e dal punto di vista delle forze dell’ordine “al confine inferiore a risolvere”. In questo caso, ci è voluto un lungo periodo di tempo fino a quando la verità è venuta alla luce. Tuttavia, è stato un bene che mi sono trasferita in qualcosa società ora, “il procuratore ha detto:” non temere feriti, che loro non lo credo “.

    Il difensore Nicola Fackler ha detto che il suo cliente ha ammesso tutto ed è stato “dal 1999 con assoluta impunità”. Le opere erano su “back sono estremamente lungo” a 17 anni. Anche rispetto ad altri incidenti è stata una pena detentiva di un anno a caso, era l’avvocato. Il giudice giuria dei giovani d’accordo. giudice Gockel: “Se fosse poi stato incriminato, non c’erano pene detentive con la condizionale.” Da cristiano Lichtenstern

    La notizia originale, tradotta da google

    http://www.augsburger-allgemeine.de/Home/L…ageid,4492.html

    Aichach
    Ex-Pfarrer für Missbrauch von Buben verurteilt
    29.11.2010 14:10 Uhr

    Aichach. Er missbrauchte ihm anvertraute Buben sexuell beim Ministrantenausflug in Südtirol und im Hallenbad. Das Jugendschöffengericht in Aichach verurteilte den früheren Pfarrer der Gemeinde Schiltberg nun zu einer Haftstrafe von zwei Jahren auf Bewährung, aber nur für die „Spitze des Eisbergs“ – für fünf angeklagte Taten an sieben Kindern (acht bis zwölf Jahre alt) zwischen 1994 und seiner „plötzlichen und freiwilligen“ Abberufung, so die Diözese Augsburg, im Jahr 1999. Eine „Vielzahl von schlimmeren Straftaten“ (Staatsanwalt Franz Wörz) des Ex-Pfarrers in den Jahren zuvor, die vor Gericht als schwerer sexueller Missbrauch bewertet wurden, bleiben dagegen ungeahndet – sie sind verjährt.

    Über 20 Jahre war der Angeklagte Pfarrer in der Gemeinde im östlichen Landkreis. Wer weiß, wie lange der Missbrauch von kleinen Buben dort so weitergegangen wäre, wenn nicht „ein mutiger Rektor“ 1999 den Hinweisen einiger seiner Schüler Glauben geschenkt und das Schulamt informiert hätte, fragte sich Richter Dieter Gockel. Die verständigte Diözese zog zwar Konsequenzen, aber nur mit einer internen Versetzung – eine neue Aufgabe ohne Kontakt zu Kindern.

    Der frühere Personalreferent Josef Heigl wies damals gegenüber unserer Zeitung und anderen Medien die Missbrauchsvorwürfe, über die Gerüchte im Dorf kursierten, nachdrücklich zurück. In der Verhandlung war gestern die Rede von „Vertuschung“ durch die damaligen Verantwortlichen. Die strafrechtlichen Ermittlungen kamen erst im Frühjahr 2010 ins Rollen, als immer mehr Missbrauchsfälle bei der katholischen Kirche bekannt wurden. Auf eine konkrete Anfrage der Aichacher Nachrichten im März reagierte die Diözese drei Tage später mit einem öffentlich gemachten Ultimatum: Entweder der Priester zeigt sich selbst an oder die Diözese geht zur Staatsanwaltschaft. Ein Schreiben des Geistlichen, die Vorfälle zu „untersuchen“, löste dann das Strafverfahren aus. Die Kripo befragte rund 30 Zeugen zu den Vorwürfen.

    Der 65-jährige Priester, der seit März von seinen Aufgaben suspendiert ist, muss laut Urteil allen Geschädigten (etwa zehn) jeweils 5000 Euro Schmerzensgeld zahlen. Auch an Opfer aus verjährten Vorfällen, die gestern nicht angeklagt waren, betonte Richter Gockel in seiner Urteilsbegründung: „Auf dem Land ist noch Glauben. Auf dem Land ist auch das Vertrauen. Das haben Sie schwer missbraucht. Man spürt allein aus den Aussagen in den Akten, wie sehr die Betroffenen teilweise bis heute daran leiden.“ Weil der angeklagte Geistliche schon im Vorfeld alle Vorwürfe eingeräumt hatte und damit den jungen Männern gestern eine Aussage vor Gericht ersparte, habe die Verbüßung der Haftstrafe ausgesetzt werden können, so Gockel: „Bei einer streitigen Verhandlung wäre es nicht mit Bewährung abgegangen.“ Das Jugendschöffengericht blieb mit dem Strafmaß aber deutlich über dem Antrag der Staatsanwaltschaft, die wie beim Strafbefehl ein Jahr gefordert hatte. Bei einer Haftstrafe über zwei Jahre hätte der Priester die Strafe absitzen müssen, sie kann nicht mehr ausgesetzt werden. Wie berichtet, hat Gockel im September den Strafbefehlsantrag abgelehnt und den Ex-Pfarrer zur öffentlichen Verhandlung ins Gericht zitiert, weil er „die Freiheitsstrafe als zu niedrig“ erachtete.

    Die Straftaten, die gestern aus der Anklageschrift bekannt wurden, spielten sich alle bei Ausflügen und Freizeiten ab. Demnach legte sich der frühere Pfarrer in einem Gasthof in Südtirol nackt zu den ebenfalls unbekleideten Buben in ein Doppelbett und manipulierte an deren Geschlechtsteilen, um „sich sexuell zu erregen“. Beim Badeausflug gab er beim gemeinsamen Duschen an, die Kinder waschen zu wollen, und verging sich ähnlich an den Ministranten – in einigen Fällen waren mehrere Buben das Opfer. Einige Kinder wurden mehrmals missbraucht.

    Für Staatsanwalt Wörz hat der Angeklagte „enormen Schaden angerichtet“. Er habe massiv das Vertrauen von Kindern und Eltern missbraucht. Auf der anderen Seite habe der Priester alles eingeräumt, so der Staatsanwalt. Er verteidigte den Strafbefehl, also eine Verurteilung ohne Verhandlung: „Das diente dem Schutz der Opfer und nicht dem Schutz des Täters.“ Eine Strafe von einem Jahr auf Bewährung sei auch aus Sicht der Strafverfolger „an der untersten Grenze anzusiedeln“. In diesem Fall habe es lange gedauert, bis die Wahrheit ans Licht kam. Es sei aber gut, dass sich in der Gesellschaft jetzt etwas bewegt habe, sagte der Staatsanwalt: „Geschädigte müssen nicht mehr befürchten, dass ihnen nicht geglaubt wird.“

    Verteidiger Nikolaus Fackler betonte, sein Mandant habe alles zugegeben und sei „seit 1999 absolut straffrei“. Die Taten würden mit bis zu 17 Jahren „extrem lange zurückliegen“. Auch im Vergleich mit anderen Vorfällen sei eine Freiheitsstrafe von einem Jahr angemessen, befand der Rechtsanwalt. Das Jugendschöffengericht war anderer Ansicht. Richter Gockel: „Wäre er damals angeklagt worden, hätte es keine Freiheitsstrafe auf Bewährung gegeben.“ Von Christian Lichtenstern


    Aichach Ex-Pfarrer für Missbrauch von Buben verurteilt 29.11.2010 14:10 Uhr Aichach. Er missbrauchte ihm anvertraute Buben sexuell beim Ministrantenausflug in Südtirol und im Hallenbad. Das Jugendschöffengericht in Aichach verurteilte den früheren Pfarrer der Gemeinde Schiltberg nun zu einer Haftstrafe von zwei Jahren auf Bewährung, aber nur für die „Spitze des Eisbergs“ – für fünf angeklagte Taten an sieben Kindern (acht bis zwölf Jahre alt) zwischen 1994 und seiner „plötzlichen und freiwilligen“ Abberufung, so die Diözese Augsburg, im Jahr 1999. Eine „Vielzahl von schlimmeren Straftaten“ (Staatsanwalt Franz Wörz) des Ex-Pfarrers in den Jahren zuvor, die vor Gericht als schwerer sexueller Missbrauch bewertet wurden, bleiben dagegen ungeahndet – sie sind verjährt. Über 20 Jahre war der Angeklagte Pfarrer in der Gemeinde im östlichen Landkreis. Wer weiß, wie lange der Missbrauch von kleinen Buben dort so weitergegangen wäre, wenn nicht „ein mutiger Rektor“ 1999 den Hinweisen einiger seiner Schüler Glauben geschenkt und das Schulamt informiert hätte, fragte sich Richter Dieter Gockel. Die verständigte Diözese zog zwar Konsequenzen, aber nur mit einer internen Versetzung – eine neue Aufgabe ohne Kontakt zu Kindern. Der frühere Personalreferent Josef Heigl wies damals gegenüber unserer Zeitung und anderen Medien die Missbrauchsvorwürfe, über die Gerüchte im Dorf kursierten, nachdrücklich zurück. In der Verhandlung war gestern die Rede von „Vertuschung“ durch die damaligen Verantwortlichen. Die strafrechtlichen Ermittlungen kamen erst im Frühjahr 2010 ins Rollen, als immer mehr Missbrauchsfälle bei der katholischen Kirche bekannt wurden. Auf eine konkrete Anfrage der Aichacher Nachrichten im März reagierte die Diözese drei Tage später mit einem öffentlich gemachten Ultimatum: Entweder der Priester zeigt sich selbst an oder die Diözese geht zur Staatsanwaltschaft. Ein Schreiben des Geistlichen, die Vorfälle zu „untersuchen“, löste dann das Strafverfahren aus. Die Kripo befragte rund 30 Zeugen zu den Vorwürfen. Der 65-jährige Priester, der seit März von seinen Aufgaben suspendiert ist, muss laut Urteil allen Geschädigten (etwa zehn) jeweils 5000 Euro Schmerzensgeld zahlen. Auch an Opfer aus verjährten Vorfällen, die gestern nicht angeklagt waren, betonte Richter Gockel in seiner Urteilsbegründung: „Auf dem Land ist noch Glauben. Auf dem Land ist auch das Vertrauen. Das haben Sie schwer missbraucht. Man spürt allein aus den Aussagen in den Akten, wie sehr die Betroffenen teilweise bis heute daran leiden.“ Weil der angeklagte Geistliche schon im Vorfeld alle Vorwürfe eingeräumt hatte und damit den jungen Männern gestern eine Aussage vor Gericht ersparte, habe die Verbüßung der Haftstrafe ausgesetzt werden können, so Gockel: „Bei einer streitigen Verhandlung wäre es nicht mit Bewährung abgegangen.“ Das Jugendschöffengericht blieb mit dem Strafmaß aber deutlich über dem Antrag der Staatsanwaltschaft, die wie beim Strafbefehl ein Jahr gefordert hatte. Bei einer Haftstrafe über zwei Jahre hätte der Priester die Strafe absitzen müssen, sie kann nicht mehr ausgesetzt werden. Wie berichtet, hat Gockel im September den Strafbefehlsantrag abgelehnt und den Ex-Pfarrer zur öffentlichen Verhandlung ins Gericht zitiert, weil er „die Freiheitsstrafe als zu niedrig“ erachtete. Die Straftaten, die gestern aus der Anklageschrift bekannt wurden, spielten sich alle bei Ausflügen und Freizeiten ab. Demnach legte sich der frühere Pfarrer in einem Gasthof in Südtirol nackt zu den ebenfalls unbekleideten Buben in ein Doppelbett und manipulierte an deren Geschlechtsteilen, um „sich sexuell zu erregen“. Beim Badeausflug gab er beim gemeinsamen Duschen an, die Kinder waschen zu wollen, und verging sich ähnlich an den Ministranten – in einigen Fällen waren mehrere Buben das Opfer. Einige Kinder wurden mehrmals missbraucht. Für Staatsanwalt Wörz hat der Angeklagte „enormen Schaden angerichtet“. Er habe massiv das Vertrauen von Kindern und Eltern missbraucht. Auf der anderen Seite habe der Priester alles eingeräumt, so der Staatsanwalt. Er verteidigte den Strafbefehl, also eine Verurteilung ohne Verhandlung: „Das diente dem Schutz der Opfer und nicht dem Schutz des Täters.“ Eine Strafe von einem Jahr auf Bewährung sei auch aus Sicht der Strafverfolger „an der untersten Grenze anzusiedeln“. In diesem Fall habe es lange gedauert, bis die Wahrheit ans Licht kam. Es sei aber gut, dass sich in der Gesellschaft jetzt etwas bewegt habe, sagte der Staatsanwalt: „Geschädigte müssen nicht mehr befürchten, dass ihnen nicht geglaubt wird.“ Verteidiger Nikolaus Fackler betonte, sein Mandant habe alles zugegeben und sei „seit 1999 absolut straffrei“. Die Taten würden mit bis zu 17 Jahren „extrem lange zurückliegen“. Auch im Vergleich mit anderen Vorfällen sei eine Freiheitsstrafe von einem Jahr angemessen, befand der Rechtsanwalt. Das Jugendschöffengericht war anderer Ansicht. Richter Gockel: „Wäre er damals angeklagt worden, hätte es keine Freiheitsstrafe auf Bewährung gegeben.“ Von Christian Lichtenstern

  • Per il vescovo Egger niente indagine interna dopo le accuse a Don Carli

    Per il vescovo Egger niente indagine interna dopo le accuse a Don Carli

    Facciamo qualche passo indietro e leggiamo le vergognose dichiarazioni del vescovo Egger su don Carli e don Pedrotti. Emerge il ruolo di don Pedrotti come persona informata dei fatti e che tuttavia, come si legge nella sentenza di appello, avrebbe reso dichiarazioni contraddittorie alla Corte.

    http://www.vb33.it/news/se1134414487.htm

    12-12-2005 20:08 – CRONACA / GIUDIZIARIA
    Per il vescovo Egger niente indagine interna dopo le accuse a Don Carli

    Il vescovo non ha ritenuto necessario avviare un indagine conoscitiva interna alla Curia, benché l’abuso sessuali sui minori sia previsto anche dal codice ecclesiastico. E’ il dato più eclatante emerso dall’udienza del processo contro don Giorgio Carli, il sacerdote accusato di violenza carnale nei confronti di una giovane parrocchiana, e che ha visto in mattinata sulla sedia dei testimoni il vescovo della diocesi Bolzano/Bressanone, monsignor Wilhelm Egger il quale nel corso delle indagini preliminari si era avvalso della facoltà di non rispondere richiamandosi al Concordato e all’articolo 200 del codice di procedura penale. Sollecitato dalle domande di procura e parte civile, il vescovo ha ribadito di non aver disposto accertamenti interni in quanto era già in corso quello penale.

    Non avevo nessun motivo per fare delle indagini” – ha detto monsignor Egger specificando che il trasferimento di don Carli dalla parrocchia di San Pio Decimo dove secondo l’accusa si sarebbero svolte le violenza sessuali a danno di una bambina che allora aveva appena 9 anni, non aveva nulla a che vedere con i fatti denunciati dalla presunta vittima. E non c’entrerebbero nulla nemmeno le dimissioni dell’allora parroco di san Pio Decimo don Gabriele Pedrotti dall’importante carica di vicario generale.

    Il vescovo ha ribadito di non aver mai avuto sospetti o ricevuto notizie dei presunti abusi sessuali prima dell’arresto di don Carli ed ha rifiutato di riferire in aula, avvalendosi del segreto professionale, dei colloqui avuti con le persone e tanto meno quelli con don Gabriele Pedrotti del quale, ha detto di non essere mai stato a conoscenza di una presunta relazione con una parrocchiana separata. La parte civile ha chiesto l’acquisizione agli atti del processo dei fascicoli di don Giorgio Carli e don Gabriele Pedrotti contenuti nell’archivio segreto della Curia.

    Dopo il vescovo ha deposto l’imputato. Don Giorgio Carli, tranquillo e sorridente, ha negato decisamente di aver mai solo pensato di poter violentare chicchessia, specificando di non aver mai avuto rapporti sessuali con nessuno né prima né dopo il voto di castità.